Parliamo di ….Meditazione! Ah questa parola, pochi anni fa così sconosciuta e per “pochi eletti” (è ironico) ora così usata e proposta in tutte le salse!….

Ma cos’è questa meditazione e come possiamo farla rientrare davvero nella nostra vita?…

Che sia una cosa che fa bene, più o meno lo abbiamo capito tutti, (ne parlo approfonditamente qui), ma perchè se una cosa ci fa bene allora non riusciamo a trasportarla davvero nella nostra quotidianità?

Facciamo un piccolissimo passo indietro.

La meditazione non è qualcosa che appartiene alla nostra radice culturale, ne siamo certamente molto affascinati e ci “intriga”, ma spesso ci mancano le “basi” solide per capire perchè farla, come farla, ci sfugge il perché non riusciamo a stare lì seduti e beati, quando magari una persona che lo ha vissuto culturalmente da bambino ci riesce senza alcuna difficoltà, oppure perchè ci viene rabbia perchè vediamo che tutti la fanno, tutti la praticano, la condividono nelle storie e nei social e ci sentiamo “meno” perchè non riusciamo a farla allo stesso modo…..

Ed ecco qui i primi due grandi problemi che noto con le persone con cui lavoro: da un lato proveniamo da un’altra cultura, da un altro modo di vivere e dalle’altro la meditazione è diventata l’ennesima moda, l’ennesimo confronto che ci fa giocare al ribasso contro noi stessi.

Questa cosa io non l’ho vissuta perchè quando mi sono avvicinata questo mondo “straniero” l’ho fatto tempo fa e per un motivo molto semplice: volevo uscire da una situazione che per me era insostenibile e ho scoperto, quella che ora viene chiamata mindful-eating per conto mio, nel buio del mio dolore e delle mie sintomatologie trigemino-linguali.

Non avevo sensibilità di metà bocca, non avevo il gusto di ciò che mettevo in bocca, non riuscivo a masticare come prima e avevo costantemente il dolore più forte e annientante che mai avessi provato.

Mangiare era diventato estenuante, esattamente come tutto il resto: azioni, bisogni che erano legati alla vera e propria sopravvivenza (letterale per il corpo, che si doveva nutrire) per me erano diventati montagne non scalabili e offlimits…che fare?

Potevo rassegnarmi, incazzarmi e mangiare purè e passati di verdura per sempre, oppure fermarmi e capire cosa potevo fare io in quella situazione.

Inconsapevolmente, da sola e per intuizione ho iniziato a fare colazione mettendoci dai 30 ai 45 minuti. Non scherzo. Li guardavo e me li segnavo in agenda, la colazione per me era dalle 8.30 alle 9.15. A volte quando ero davvero ko, dalle 9.00 alle 9.45. Tutti i giorni per due o tre lunghi anni. La mia colazione consisteva in plasmon ridotti in poltiglia con the verde o latte di soia o yogurt. Anche l’avena in fiocchi a quel tempo era troppo. Non conoscevo ancora la crema Budwig (se non la conosci nemmeno tu, tranquilla, te ne parlerò presto in un prossimo articolo!), o altre colazioni alternative, e così mi arrangiavo. Nessuno tra medici, terapisti o infermieri che mi stavano seguendo ai tempi e nelle operazioni, si era mai preso la briga di suggerirmi cosa o come mangiare….. non è mica così importante no? Cavolo, si che lo è! Per questo io comincio sempre le mie consulenze dalle abitudini quotidiane della persona, alimentari e non, perché qui sta la base di tutto. Non come dieta, io non ti faccio proprio nessuna dieta. Ti insegno a capire di cosa hai bisogno e come gestire al meglio il cibo per te, nell’arco della giornata, secondo modalità scientifiche e non, è più una vera e propria terapia ed educazione corporea all’alimentazione.

Ma torniamo a noi.

Mangiando i mitici plasmon sfaldati tenevo ogni boccone in bocca finchè non si squagliava completamente, (ti parlo di MINUTI) perché il dolore forte non era solo al contatto. Il dolore era già presente prima che il cibo entrasse, peggiorava con il cibo all’entrata, al contatto e poi….e poi arrivava quello che per me era il “dolore-morte”, cioè il dolore che mi faceva piangere ogni volta, e ogni volta sembrava peggio di quella prima: il dolore alla deglutizione.

Avete presente quando avete le placche in gola a mille? Ecco, quella sensazione, però, costante, per mesi e anni, nella deglutizione, in ogni deglutizione della giornata con o senza cibo, volevo morire (deglutiamo in un giorno in media due volte al minuto e di notte una volta al minuto, fate i conti voi…).

Così, dato che per me i plasmon erano un cibo delizioso (si lo so sono malata, ma se i malati sono così, tutta la vita malata di plasmon….), ho iniziato a esplorarli per capire come potevo tornare ad apprezzarli, a sentirli, a goderne del sapore.

Stavo meditando sul cibo senza nemmeno sapere di farlo.

Stavo rallentando il mio processo di masticazione (se così ai tempi potevo chiamarla), di nutrizione e stavo ricercando quel poco di piacere che era rimasto in un atto così estremamente doloroso e devastante.

Avevo trovato l’inizio della mia cura senza nemmeno saperlo, con le persone intorno che a volte mi guardavano come se fossi pazza (mi duole dirlo, neurochirurgo compreso, dato che per lui la deglutizione non era “coinvolta”…….evidentemente non aveva ancora studiato la Pnei, e lo dico senza giudizio, ma come reale constatazione).

Così, ogni mattina, ogni giorno, quella colazione era diventata un rituale senza nemmeno saperlo.

Senza prescrizione, senza obbligo, ma con una ricerca interna d parte mia intenzionale e consapevole.

Era un atto di cura e di compassione verso di me, verso ciò che vivevo, e anche se per mesi, per anni non ho visto nessun cambiamento, psicologicamente mi sentivo sempre più soddisfatta.

Per me quel processo era come “un vero e proprio lavoro” e se ora mi guardo indietro, ringrazio quella me di quel tempo, che ha ricominciato a cercare piacere e vita nelle piccole e, per gli altri, insignificanti cose della vita, nonostante le critiche e le pressioni dall’esterno.

Sono stati i momenti in cui io avevo iniziato a scegliere me, ad ascoltare davvero il mio corpo, il mio dolore, a mettere le mie vere esigenze e i miei veri bisogni davanti a tutto.

E sono state queste progressive azioni, insieme a molte altre che ti descriverò nei vari articoli del blog, che mi hanno aiutato a essere la persona, la Donna, la professionista, l’Anima che sono ora.

E non smetterò mai di essere grata a me stessa e alla magia della vita per questo.

Buona pratica quotidiana ☺️ e se ti interessano gli argomenti e i temi che tratto, puoi anche iscriverti alla mia nuovissima newsletter: Ribelli cronici, compilando il form qui sotto!!