Il dolore è definito come un’esperienza soggettiva individuale e personale spiacevole unita o meno a danni tessutali o traumi psicofisici.

Il dolore cronico è una condizione in cui il sistema di percezione e di rilevazione del dolore e della capacità percettiva e sensoriale della persona risulta essere compromessa, alterata in termini che non sono più riconducibili alla normale fisiologia (cioè, detto in parole povere, alcuni meccanismi del sistema corpo-mente non si comportano più come ci si aspetta!)

Questo accade per moltissimi fattori differenti e per cause molteplici, spesso sovrapposte le une alle altre, e questo è uno dei motivi del perchè gestire, trattare e far star meglio persone con dolore cronico sembra essere cosi impossibile e considerato non fattibile da molti.

È dunque possibile avere una qualità di vita che si definisca tale?

È possibile cambiare, gestire, modificare la condizione di queste persone?

La risposta è si. Ed è si in ogni situazione.

In ogni situazione, condizione cronica o cronicizzante, è possibile fare qualcosa.

Perchè l’unica condizione in cui non si può più far nulla è la condizione di morte biologia e cerebrale.

Mi arrabbio spesso quando sento che le persone si sentono completamente impotenti nella loro situazione.

Mi arrabbio per due motivi principali:

Primo, ci sono passata e so cosa vuol dire, sulla mia pelle.

Secondo, ci sono passata e so cosa vuol dire, non essere aiutati. Non essere visti. Non essere capiti. Anche se ero del mestiere.

Il percorso che ho fatto su di me e che mi ha ispirato, per poter aiutare e stimolare altre persone è la prova che non solo si può far qualcosa…..

ma addirittura è la prova che quello che possiamo fare è moltissimo!

Dopo averlo passato io in prima persona, ogni volta che sento di una persona che “si arrende” alla sua condizione, mi verrebbe voglia di andare a prenderla per le spalle, scuoterla e dirgli “guarda che se ho potuto farcela io, e altri come me, ce la puoi fare anche tu. Ci serve solo conoscerti e capire che cosa hai bisogno per riuscire a smetterla di re-agire nella tua condizione, iniziare ad AGIRE, e attivare le risorse giuste che sono già dentro di te!”.

E non fraintendetemi, “arrendersi” per come lo intendo io non vuol dire che la persona se ne sta li, a piangersi addosso, a non fare nulla, ad aspettare la venuta del messia…

No. Non intendo questo.

Questo è quello che intendevano le persone, affetti più o meno vicini, che avevo intorno ai tempi, e che avrebbero dovuto capirmi, ma che invece non facevano altro che aiutarmi a sprofondare….sempre di più nella mia difficoltà, nel mio dolore…. E sono certa che è quello che anche voi vi sentite dire quando siete sul divano, sfiancati, stanchi, stufi, esausti per il dolore, per i sintomi e la persona che avete di fronte vi dice “dai, su piangere non serve a nulla”….oppure “se fai cosi e non reagisci è peggio..”

Vorrei sapere se queste persone si sono mai accorte di tutti i miei sforzi, tutti i miei tentativi, di reagire, di combattere, ogni giorno, ogni ora, anche mettersi seduta a letto, alzarsi e lavarsi la faccia era difficile, alcune mattine impossibile,……

Ma no, la risposta ora, dopo 5 anni, so bene che è no.

Ma non è no, perchè loro sono cattivi, non mi volevano bene, non volevano aiutarmi…..

Quello per loro era il massimo dell’aiuto che erano in grado di darmi…..

Capite?

Quello che per loro era “aiuto” nei miei confronti, per me era umiliazione, frustrazione, rabbia, impotenza, tristezza…..erano lacrime. Lacrime su lacrime. Rabbia su rabbia…

Non avrebbero mai potuto fare diversamente.

Non ne erano in grado, non avevano gli strumenti per farlo (come ogni parente delle persone che seguo) e non era nemmeno compito loro farlo….

Di sicuro più amore non avrebbe guastato…..ma non erano tenuti a darmi nemmeno quello…

Sapete perchè?

Perchè quello che è successo a me, non lo volevo io. Figuriamoci loro.

Non accettavo io le mie limitazioni……

il mio dolore, lo odiavo, lo combattevo, lo volevo cancellare, ero sempre arrabbiata, ce l’avevo con il mondo e con una me che non ero più io….

Come potevano accettarmi loro? Come potevano amarmi e aiutarmi?

Io per me ero un problema, e per loro idem.

Non lavoravo, non facevo mestieri in casa, non riuscivo, non potevo….. solo un’amore incondizionato aiuta in questi casi, ma non è così facile trovarlo.

E se io per prima non lo avevo dentro di me, non potevo certo trovarlo fuori…

Questo è quello che accade a moltissime persone con cui lavoro e ho lavorato.

Da dove si parte nella gestione del dolore cronico?

Da te. Sempre da te.

In modo però tutto nuovo, stimolante e attivo.

Cosa puoi fare in un caso simile?

Ti posso dire quello che ho fatto io.

Non ho cambiato nulla fuori, ho iniziato a lavorare dentro di me, in moltissimi modi diversi fino a che ho trovato modalità che sono adatte a me, e altre che lo sono meno, e ogni tanto pure ora devo rivedere modalità, tempi, ecc…

Gestire condizioni di dolore cronico è un LAVORO.

È un lavoro per la persona stessa e per il terapista.

È un lavoro di sinergia e di responsabilità condivisa al 100%.

Lo so, sono cose difficili da credere ed è anche difficile farsene una ragione…perchè lo scoglio più grande è proprio comprendere tutto quello che ti ho spiegato fino ad ora e prendersi la responsabilità di se nella propria condizione cronica, con calma, amore e pazienza.

Per questo ho creato questo freebie per te: per iniziare ad approcciare queste tematiche in punta di piedi, iniziando a riflettere e a provare ciò che per te ha senso ora, rispetto a ciò che dico. Se vuoi saperne di più seguimi, e lasciami anche un commento qui sotto dicendo cosa ne pensi di tutto quello che ho condiviso con te oggi!

Sono curiosa di sapere come la vedi tu!

Buona giornata,

Dal cuore di una terapista ribelle cronica al cuore di una persona ribelle cronica 💙

(Ps: mi sono stancata da tempo di chiamarvi, PAZIENTI!)

Compilando questo form qui sottofondo qui puoi ricevere e scaricare il tuo freebie gratuito sul dolore cronico!